Venerdì 8 Marzo / ore 11:30
Cooperativa Nuova Idea,
 via G. Puccini 49/A, Abano Terme 

Giacomo Dalla Libera e Davide Scarabottolo, pianoforte a 4 mani

G. Rossini (1792-1868)

Ouverture da "La Gazza Ladra"
Ouverture da "Il Barbiere di Siviglia"

O. Respighi (1879-1936)
6 Piccoli Pezzi
Romanza
Canto di Caccia Siciliano
Canzone Armena
Natale, Natale!
Cantilena Scozzese
Piccoli Highlanders

S. Rachmaninov (1873-1943)
6 Morceaux Op. 11
Barcarola
Scherzo
Tema Russo
Valzer
Romanza
Gloria

Rossini, Respighi, Rachmaninov. I compositori delle tre “R”, sono loro i protagonisti di questa prima serata del progetto Oltremusica. Molto diversi tra loro, descrivono al pianoforte mondi estremamente diversi.

Il primo che ascolteremo, Gioacchino Rossini (1792-1868), fu compositore di opere teatrali che ebbe molta fortuna in vita. Egli dominò la scena italiana e francese per oltre un ventennio, almeno dal 1813 al 1835, grazie a un’intensa attività musicale che lo portò a comporre opere memorabili, tra cui L’Italiana in Algeri e Semiramide. Anche l’ascoltatore meno avvezzo alla musica riconoscerà sicuramente il motivo incalzante de La gazza ladra (1817) e l’ouverture spigliata e irriverente de Il Barbiere di Siviglia (1816), che è l’ultima delle opere buffe che l’artista pesarese compose. Sono commedie musicali piene di brio, dove la scrittura, dapprima accordale e dall’andamento quasi percussivo, si dispiega poi in tutta la sua potenza espressiva, senza freni. Si tratta di overture, quindi è necessario immaginarle nell’ambito dell’azione scenica composte dall’autore per ‘preparare’ lo spettatore a quello che sarebbe accaduto nel susseguirsi degli eventi descritti nel libretto d’opera. In linea con il periodo storico non si risparmiano le coloriture e le fioriture musicali: il motivo de La gazza ladra è ironico, brillante, ed è l’unico vero motivo di tutta l’opera ad essere sempre stato eseguito, mentre l’intera azione scenica, come la sua storia, alla fine dell’Ottocento avrebbe perso di interesse presso il pubblico. Dopo la sua morte, già nei primi anni del Novecento, infatti, con il lento declino dell’opera in Italia grande circolazione e fortuna ottennero i motivi e le arie tratte dalle sue grandi opere, che questa sera si eseguono in una versione appositamente arrangiata per pianoforte a quattro mani.

All’inizio del ’900 invece la musica e la sensibilità di Ottorino Respighi (1879-1936) prendono una direzione diametralmente opposta a quelle di Rossini. Egli faceva parte di un gruppo di musicisti che all’inizio del ’900 avevano animato la cultura musicale italiana e che si proponevano di riportare in auge la tradizione strumentale italiana liberandola dal predominio smodato del melodramma. Passati alla storia come i protagonisti della cosiddetta “generazione dell’Ottanta”, osteggiando il melodramma e rivendicando la grandezza della musica strumentale nostrana in senso nazionalistico, essi si proponevano di rivalutare il patrimonio musicale antico, impegnandosi a rifondare un genere, quello strumentale appunto, che potesse competere con quello francese, concorrendo a creare un vero e proprio repertorio musicale nazionale sulla scorta della tradizione antica, preottocentesca. E difatti questi sei piccoli pezzi d’occasione per pianoforte, scritti dal compositore bolognese fra il 1903 e il 1905, sono figli di una sensibilità affatto nuova, tutta novecentesca, molto lontana dalle fastosità melodrammatiche del Rossini. Noterete un uso del pianoforte profondamente diverso, più sobrio, più severo, più semplice, seppur non banale, che, con un termine preso a prestito dall’estetica popular, potremmo definire ‘minimale’. Queste pagine di musica non sono prive di tensioni interne, per via di uno uso modale della tastiera, ma hanno in fondo un sapore vicino alla composizione delle musiche per il film muto dei primi anni ’20, scritte con un’eleganza formale tutt’altro che scontata, come nel caso del Canto di Caccia Siciliano, oppure la Canzone armena.

L’ultima delle tre prospettive musicali proposte questa sera, che integra le due precedenti, è quella di Sergej Rachmaninov (1873-1943). Nato in Russia ma fuggito allo scoppio della Rivoluzione d’ottobre perché in aperto dissenso con l’ideologia del leninismo, morì negli Stati Uniti. Egli fu considerato universalmente un virtuoso del pianoforte, indubbiamente grazie anche alla carriera internazionale svolta oltreoceano, dove fu apprezzato più come concertista che come compositore. La musica di Rachmaninov rappresenta generalmente un ritorno al sentimentalismo di stampo romantico, con un’attitudine di derivazione prettamente ottocentesca. Questi sei ‘morceau’ op. 11 (Barcarola, Scherzo, Tema russo, Valzer, Romanza e Gloria, pubblicati nel 1894) sono anch’essi, come nel caso di Respighi, dei piccoli pezzi composti per pianoforte a quattro mani. Ma, a differenza del compositore bolognese, sono debitori della grande stagione pianistica ottocentesca. Punto di riferimento imprescindibile: Liszt. Sono delle piccole fiammelle figlie di un temperamento solitario e introverso che ama rifugiarsi nelle note, incurante di tutto ciò che stava avvenendo nel mondo. Si prendano gli accordi di chiusura del Tema Russo. Lì c’è tutto ciò che Rachmaninov vuole comunicare con il suo pianoforte: nella malinconia per la sua terra, la composizione diventa il mezzo per esprimere gli aspetti più soggettivi e intimi della propria personalità, una forma di condivisione tardoromantica che riconosce nella musica una confessione.

Questi tre ‘saggi’ di pianoforte ci accompagnano così in un piccolo percorso circolare che si apre idealmente con le celeberrime overtures del più famoso Rossini, prese a prestito nell’arrangiamento per pianoforte, per proseguire con gli arcaismi d’occasione di Respighi dal sapore modale e infine tornare ad atmosfere decisamente più rarefatte e intime, incarnate dalla figura dell’ultimo vero concertista-compositore tardoromantico.

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