Domenica 7 Aprile / ore 18:30
Biblioteca di Casa Carmeli,
 via G. Galilei 36, Padova 

Trio Frank Bridge
Roberto Mazzola, violino
Giulio Glavina, violoncello
Mariangela Marcone, pianoforte

L. van Beethoven (1770-1827)

Trio Op. 11
Allegro con brio
Adagio
Allegretto con variazioni

B. Smetana (1824-1884)
"Aus der heimat" per violino e pianoforte

E. Lalo (1823-1892)
Trio Op. 7
Allegro moderato
Romanza
Scherzo
Finale

PROLOGO MUSICALE
Classe di Musica da Camera del Maestro Giacomo Dalla Libera, Istituto Musicale G. F. Malipiero di Padova
(Maddalena Giaretta, Davide Scarabottolo e Riccardo Mazzoleni: pianoforte - Margherita Bertipaglia: arpa; musiche di J. Brahms, H. Renié e A. Dupont).

Il Trio giovanile di Beethoven (1770-1827) si bemolle maggiore op. 11, anche se composto inizialmente per pianoforte, clarinetto e violoncello, fa parte integrante dei Trii per archi e pianoforte, in quanto il violino può sostituirsi al clarinetto. Composto nel 1798 è formato da tre tempi: Allegro con brio, Adagio, Allegretto con variazioni. Il primo tempo è costruito sul contrasto, tipico nelle opere dell’epoca, fra un tema dall’esordio brusco e repentino e una parte più melodica e cantabile, che vive del dialogo fra gli archi. Segue uno sviluppo breve ed enigmatico tutto giocato su accordi di pianoforte nel cui solco si inseriscono le tessiture di violino e violoncello le quali ci conducono direttamente alla ripresa, in linea con l’esposizione iniziale dei temi. L’Adagio è come di consueto, per contrasto, un secondo tempo lento dal sapore orchestrale nel quale il violoncello fa sentire tutta la sua carica emotiva, alternandosi agli arpeggi del pianoforte. L’Allegretto finale è pensato su nove variazioni del tema L’Amor marinaro di Joseph Weigl, piuttosto famoso all’epoca, ed è caratterizzato dall’uso separato degli strumenti che dialogano fra loro, poi si separano e infine si riuniscono nel brioso finale, dotato di una sorprendente vitalità.

Bedrich Smetana (1824-1884) è invece riconosciuto come uno dei capostipiti della scuola nazionalista boema, attraverso una continuità di studio e ricerca delle tradizioni musicali e culturali del suo paese che lo videro impegnato in prima linea a costruire un’identità nazionale musicale che descrivesse al meglio tutti i caratteri del suo popolo. Per questo egli inserisce nelle sue opere costanti riferimenti a motivi popolari, a leggende autoctone, a ritmi di danze paesani, soggetti tratti da episodi mitologici del suo paese, come nel caso di Aus der heimat per violino e pianoforte. Si tratta di due piccoli pezzi, un moderato e un andantino a guisa di un intermezzo musicale, protagonista il violino cui spetta il compito di tratteggiare, accompagnato dal pianoforte, con vibrante intensità e un diffuso lirismo la caratteristica linea melodica, contraddistinta da un uso sapiente dell’arco, che conferisce un particolare colore alla composizione in cui non è difficile riconoscere l’espressione e la cifra di uno “stile cèco”.

Per definire invece la musica di Eduard Lalo (1823-1892) e con lui quella di questo Trio n. 1 op 7. pensiamo non ci sia migliore commento di quello del musicologo francese Julien Tiersot: «La musica di Lalo è essenzialmente aristocratica. È un cesello lavorato con estrema delicatezza, tracciato senza sforzo visibile, venuto apparentemente con somma naturalezza. Non ha nulla di romantico, tradisce poche inquietudini e il suo sentimento intimo non è molto profondo. Ma le sue forme sono di un’ingegnosità rara. La tonalità generale è chiara, di colorazione sobria, ma sempre bagnata di luce». Come Saint- Saëns, anche Lalo appartiene alla scuola parigina che fondò con Franck, Bizet e Faurè la Société Nationale de Musique, allo scopo di restituire piena dignità all’arte musicale francese, nella speranza di donare nuova vita alla musica strumentale francese, da troppo tempo sopraffatta dall’opera lirica. Composto nel 1850, i quattro tempi di questa composizione (Allegro moderato, Romanza, Scherzo, Finale) si caratterizzano per una scrittura appassionata che ricorda molto Mendelssohn. Parafrasando Tiersot, la delicatezza e la vellutata naturalezza sono tutte nel primo movimento dove il violoncello enuncia da solo l’inizio del primo tema, prima che gli si affianchino il pianoforte e il violino. Anche del secondo tema, in sol maggiore, si fa carico il violoncello, la cui esposizione è preceduta da un contrappunto burrascoso. Lo sviluppo si basa soprattutto sul secondo tema e si conclude con una coda basata sulla rievocazione del primo tema. Il secondo movimento, la Romanza (un Andante), si compone di una prima parte tecnicamente semplice, dominata da un’atmosfera soave e declive, e di una sezione centrale più tesa, dove la tonalità di si minore tende a rompere la consonanza creata nella prima sezione. Il terzo movimento, in si bemolle maggiore, si apre con un motivo sincopato trattato contrappuntisticamente e pensato come momento di passaggio tra il trio e il ritorno dello scherzo. Il finale inizia nuovamente con un intervento rubato del violoncello solo che espone il primo tema. Dopo l’esposizione di due idee melodiche (in do minore e in la bemolle maggiore), lo sviluppo introduce un terzo tema accompagnato da arpeggi cristallini, tra continui rimandi e infiniti richiami degli archi che appoggiano il pianoforte, per tornare infine al tema che risuona nuovamente nel corso della riesposizione, in tonalità di do maggiore.

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